Hai una fattura non pagata, un contratto rimasto inadempiuto o un prestito che non ti viene restituito. Hai già provato a contattare il debitore, ma non hai ottenuto nulla. A questo punto ti chiedi: esiste uno strumento legale rapido per recuperare quello che ti spetta, senza affrontare un processo ordinario che dura anni?
La risposta, in molti casi, è sì. Si chiama decreto ingiuntivo.
In questa guida spieghiamo cos'è, come funziona passo per passo, quali documenti servono, quanto costa e — soprattutto — quando conviene davvero richiederlo.
Cos'è il decreto ingiuntivo
Il decreto ingiuntivo è un provvedimento giudiziale con cui il giudice ordina a un debitore di pagare una somma di denaro (o consegnare una quantità determinata di cose fungibili) entro un termine stabilito.
Si tratta di una procedura monitoria, inaudita altera parte: il giudice emette il provvedimento sulla base dei documenti presentati dal creditore, senza sentire il debitore in una prima fase. È proprio questo che la rende più rapida rispetto a una causa ordinaria.
È disciplinata dagli artt. 633–656 del Codice di Procedura Civile ed è uno degli strumenti più utilizzati nel recupero crediti tra imprese, professionisti e privati.
Quando si può richiedere: i presupposti
Il decreto ingiuntivo non si ottiene automaticamente: il creditore deve dimostrare al giudice che il suo credito esiste e che è certo, liquido ed esigibile.
In pratica, per richiederlo è necessario che:
- Il credito sia documentabile. Non basta affermare di avere un credito: occorre provarlo con documenti scritti. Le situazioni più comuni sono fatture commerciali, contratti firmati, cambiali e assegni, estratti conto, scritture private, email o comunicazioni di riconoscimento di debito.
- Il credito abbia un importo determinato (o facilmente determinabile). Non si può richiedere un decreto ingiuntivo per un risarcimento danni non ancora quantificato.
- Il credito sia già scaduto. Il debitore deve essere già inadempiente: non si può agire in via monitoria per un debito non ancora esigibile.
Non è invece necessario che il debitore abbia esplicitamente rifiutato di pagare: è sufficiente che il pagamento non sia avvenuto entro i termini pattuiti.
Come funziona: la procedura passo per passo
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Raccolta della documentazione
Il primo passo è raccogliere tutta la documentazione a sostegno del credito: fatture, contratti, ordini di acquisto, documenti di trasporto, corrispondenza, solleciti già inviati. Più la prova è solida, più il decreto viene emesso rapidamente e con minor rischio di opposizione.
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Deposito del ricorso
Il creditore, tramite un avvocato, deposita un ricorso presso il Tribunale o il Giudice di Pace competente. Il ricorso descrive il credito, indica le parti, allega i documenti probatori e chiede al giudice l'emissione del decreto. Di norma è competente il giudice del luogo dove il debitore ha il domicilio o la sede legale, salvo diversi accordi contrattuali.
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Esame del ricorso da parte del giudice
Il giudice esamina il ricorso inaudita altera parte, cioè senza convocare il debitore. Se ritiene che il credito sia sufficientemente documentato, emette il decreto ingiuntivo. Se la documentazione è lacunosa, può richiedere integrazioni oppure — in casi estremi — rigettare il ricorso.
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Notifica al debitore
Una volta emesso, il decreto ingiuntivo deve essere notificato al debitore entro 60 giorni (termine perentorio). La notifica può avvenire tramite ufficiale giudiziario o, sempre più spesso, via PEC. Da questo momento il debitore ha 40 giorni per pagare spontaneamente o proporre opposizione.
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Decorso del termine: il decreto diventa esecutivo
Se il debitore non si oppone entro 40 giorni, il decreto ingiuntivo acquista efficacia esecutiva: il creditore può chiedere al giudice di apporre la formula esecutiva e procedere con il pignoramento di beni, conti correnti o stipendi. Se invece il debitore si oppone, si apre una causa ordinaria che dovrà valutare le ragioni di entrambe le parti.
Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo
In alcuni casi il creditore può chiedere — e ottenere — che il decreto sia immediatamente esecutivo, senza attendere i 40 giorni.
Questo è possibile quando il credito è documentato da:
- Cambiali o assegni protestati;
- atti pubblici o scritture private autenticate;
- documentazione proveniente dal debitore con cui quest'ultimo si riconosce debitore.
In questi casi, anche se il debitore presenta opposizione, il creditore può procedere all'esecuzione forzata fin da subito, salvo che il giudice — su richiesta del debitore — non sospenda l'efficacia esecutiva provvisoria.
Hai una cambiale insoluta o una scrittura privata firmata dal debitore? Potrebbe bastare per ottenere un decreto immediatamente esecutivo.
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Ecco cosa serve, in concreto, per avviare la procedura:
| Documento | Quando è necessario |
|---|---|
| Fatture o note di debito | Crediti commerciali tra imprese |
| Contratto firmato | Qualsiasi rapporto contrattuale |
| Ordini di acquisto e DDT | Vendita di beni o servizi |
| Corrispondenza (email, PEC, messaggi) | Riconoscimento del debito, accordi presi |
| Estratto conto o piano di rientro | Prestiti, rate non pagate |
| Diffida inviata al debitore | Non obbligatoria, ma rafforzativa |
Più i documenti sono precisi e completi, più il procedimento è scorrevole. Un fascicolo lacunoso rallenta l'iter e può portare il giudice a richiedere integrazioni.
Tempi e costi
Tempi indicativi
- Emissione del decreto: indicativamente da 2 a 8 settimane dal deposito del ricorso (per alcuni uffici anche meno, o anche di più);
- Notifica: da effettuarsi entro 60 giorni dall'emissione;
- Termine per pagamento od opposizione: 40 giorni dalla notifica;
- Efficacia esecutiva: subito dopo la scadenza dei 40 giorni senza opposizione.
Se il debitore si oppone, i tempi si allungano sensibilmente: una causa in opposizione a decreto ingiuntivo può durare da 1 a 3 anni, a seconda del tribunale e della complessità.
Costi della procedura
- Contributo unificato (tassa giudiziaria): varia in base all'importo del credito, da € 21,50 per crediti fino a 1.100 € fino a importi crescenti per somme maggiori;
- Marca da bollo per il ricorso: € 27,00;
- Spese di notifica (se occorre rivolgersi agli ufficiali giudiziari);
- Onorario dell'avvocato: variabile in base all'importo del credito; le spese legali, anticipate dal creditore, sono addebitate al debitore e recuperabili dallo stesso.
Da valutare sempre il rapporto costo/beneficio: per crediti di importo molto basso, il costo della procedura potrebbe superare quanto si punta a recuperare. Un avvocato può aiutarti a capire se conviene procedere o se esistono alternative più efficaci.
Cosa succede se il debitore si oppone
L'opposizione è il meccanismo di difesa del debitore. Deve essere presentata entro 40 giorni dalla notifica e apre un giudizio ordinario davanti allo stesso tribunale.
Le ragioni di opposizione possono essere:
- Sostanziali: il debitore contesta l'esistenza, l'ammontare o la scadenza del debito;
- Formali: vizi procedurali nel ricorso (incompetenza del tribunale, notifica irregolare, ecc.).
In molti casi le opposizioni sono strumentali, cioè presentate non perché il debitore abbia ragioni valide, ma per guadagnare tempo. Un avvocato esperto è in grado di valutare rapidamente la solidità dell'opposizione e consigliare come procedere.
Attenzione: anche in presenza di opposizione, se il decreto è provvisoriamente esecutivo il creditore può continuare a procedere con il pignoramento, salvo sospensione disposta dal giudice.
Quando conviene — e quando no
Il decreto ingiuntivo è uno strumento efficace, ma non è sempre la scelta giusta.
Conviene quando…
- ✓ Il credito è chiaramente documentato (fatture, contratti, titoli di credito)
- ✓ Il debitore è solvibile (beni, conti attivi, stipendio o redditi pignorabili)
- ✓ L'importo giustifica i costi della procedura
- ✓ Si vuole ottenere un titolo esecutivo in tempi ragionevoli
Non conviene (o richiede più attenzione) quando…
- ✗ Il credito non è supportato da documenti scritti adeguati
- ✗ Il debitore è palesemente insolvente (nessun bene pignorabile)
- ✗ L'importo è talmente basso da non giustificare i costi
- ✗ Esiste una contestazione seria sulla natura o sull'ammontare del credito
In questi casi possono esistere strade alternative: dal recupero stragiudiziale con diffida formale, a soluzioni negoziate, fino a procedure ordinarie avviate con deposito di un ricorso o notifica di un atto di citazione.
Domande frequenti
Posso richiedere un decreto ingiuntivo senza avvocato?
Solo per crediti fino a 1.100 € davanti al Giudice di Pace. In tutti gli altri casi è obbligatoria l'assistenza di un avvocato.
Il decreto ingiuntivo vale anche per i privati?
Sì. Non è uno strumento riservato alle imprese: può essere richiesto da qualsiasi creditore — azienda, professionista o privato cittadino — nei confronti di qualsiasi debitore, ammesso che vi siano i presupposti.
Cosa succede se il debitore non paga nemmeno dopo il decreto?
Il decreto, divenuto esecutivo, consente di avviare il pignoramento: di conti correnti, stipendi, pensioni, beni mobili o immobili. È la fase esecutiva vera e propria.
Esiste una scadenza per richiedere il decreto ingiuntivo?
Non esiste una scadenza specifica per la procedura in sé, ma occorre rispettare i termini di prescrizione del credito (tipicamente 10 anni). Una volta prescritto, il credito non è più azionabile giudizialmente.
Quanto dura il decreto ingiuntivo?
Il decreto ingiuntivo, una volta diventato esecutivo, ha efficacia di titolo esecutivo per 10 anni, salvo che il creditore non interrompa la prescrizione.